Il Tiro a Segno in Italia attraverso i tempi

 

L'arte del tiro ha origini che si perdono nella notte mitologica dei secoli. Si può presumere che si sia iniziata con l'uomo primitivo. Dal pugno al troncone dell'albero - dalla pietra alla fionda - dalla fionda all'arco - dall'arco alla lancia - dalla lancia alla balestra - dalla balestra all'archibugio e dall'archibugio alle moderne armi da tiro.

Il bisogno di procurarsi l'alimento, la necessità della difesa e dell'offesa, la lotta di conquista, hanno spinto l'uomo a ritrarre dalla pietra, dal legno e dai metalli le armi.
La vittoria cioè della intelligenza sulla forza, dell'industria sull'astuzia, sulla agilità e sugli sforzi titanici del corpo, la vittoria delle rumorose officine sopra le silenti affascinanti foreste. In Italia l'arte del tiro a segno vera e propria, « organizzata » ha una storia antichissima. Si tirava a « segno » nel secolo VIII°; speciali esercitazioni di tiro e di armi si facevano nel X° ed XI° secolo a Brescia, Genova, Pisa, Ravenna, Venezia, Verona, ecc. Con l'arco, la lancia e la balestra si addestravano lo compagnie del popolo.

Una specialità, genovese, vera e propria istituzione (di Stato, fu quella del tiro con la balestra nel quale la gioventù della città e in speciale modo quella delle tre valli « Voltri - Polcevera e Bisagno - in grandissimo numero vi si esercitava. Per favorire questo tiro, Genova aveva decretato un premio di tazze d'argento e risultano, nei registri. dei conti del secolo XIV° regolarmente notate le spese fatte dallo Stato per la fabbricazione di quelle ambite coppe, latinamente parlando chiamate “tacie”.

Più tardi all'epoca dei Comuni, il Tiro a Segno fioriva dove regnava la libertà. La valle d'Aosta vanta la prima gara di tiro con lo schioppo, eseguita nell'anno 1427. L'arte del Tiro a Segno fu assai curata e divulgata da Emanuele Filiberto ed il Piemonte fu la Regione ove nel Medio Evo il Tiro a Segno ebbe la maggiore diffusione. Al principio dell'800 il Tiro a Segno incominciò a languire ed anzi in qualche regione scomparve totalmente. Il grande sfortunato Re Carlo Alberto tentò di riavvivarlo nel 1838, ma fu soltanto nel 1859 che ricominciò a splendere per opera del Cavour e di Bettino Ricasoli e fu precisamente in detto anno che lo stesso Ricasoli dava vita all’istituzione del Tiro a Segno dettando allo scopo un bellissimo manifesto.

Camillo Cavour il 4 Agosto 1861 faceva approvare dal parlamento subalpino una legge con la quale si autorizzava la costituzione di Società di Tiro nei Comuni o gruppi di Comuni e furono nominati membri della Direzione Generale di Tiro presieduta da Umberto di Savoia, Giuseppe Garibaldi, Nino Bixio, Enrico Cosenza.
Ma fu nel 1862 che l'Istituzione del Tiro a Segno ricevette il primo impulso veramente notevole, quando Giuseppe Garibaldi ebbe incarico dal governo di presiedere alla creazione ed all’organizzazione delle varie Società mandamentali, così come oggi esistono.

Inviata una lettera circolare ai Segretari delle Province D’Italia Garibaldi si accingeva con fede nell’opera ed a poco a poco i Sodalizi ed i campi di tiro sorsero e diventarono altrettanti centri di patriottismo. La prima grande gara Nazionale Italiana di Tiro si tenne nel 1863 a Torino dal 21 al 25 di Giugno e ad essa parteciparono anche i carabinieri torinesi; si tennero poi nell’ordine nel 1864 a Milano, nel 1865 a Firenze, nel 1868 a Venezia. Caduta la “Guardia Nazionale” cui il Tiro a Segno era strettamente legato, questa nobile istituzione incominciò a decadere. Molte Società chiusero i battenti e le gare si fecero assai rare.

Nel l876 in Milano vi fu una ch’ebbe scarso successo. Nello stesso anno nell'occasione dei festeggiamenti per la ricorrenza del VII° Centenario (21 Maggio) della Battaglia di Legnano, Giuseppe Garibaldi lanciava un manifesto alla gioventù italiana per incitarla ad iscriversi nei Sodalizi di tiro a segno. In quel manifesto l’eroico Generale gridava tutto il suo grande amore per l’Istituzione del tiro fatta a base di popolarità ed alla quale erano legati il decoro, l’interesse, la forza del Paese. IL 2 Luglio 1882 il Segretario Generale alla Guerra - Generale Luigi Pelloux – emanava una speciale legge riguardante il Tiro a Segno ed alla quale tenne dietro il regolamento 15 Aprile 1883, e per tal modo il Tiro a Segno Nazionale divenne Istituzione dello Stato, e le Società Mandamentali erano poste alle dipendenze del Ministero della Guerra.

Nel 1887 si tenne a Firenze un congresso di Società di Tiro ed in esso vennero formulate
proposte in gran parte accettate e successivamente adottate dal Governa sotto forma di
istruzioni. Alla prima gara generale di Roma durante la premiazione, Francesco Crispi pronunciò un importante discorso vaticinando al sicuro avvenire del Tiro a Segno.
IL 21 Ottobre 1892 si tenne a Torino il secondo congresso delle Società di Tiro a Segno ed in esso si discusse, trovandolo nel complesso buono, il progetto di una nuova legge Polloux. Detto progetto legge, veniva presentato per la discussione aIIa riapertura della Camera dei Deputati nel novembre dello stesso anno, ma gravi avvenimenti politici sopravennero nel Paese e caduto il Ministero Il progetto passò a dormire negli archivi.
Con decreto Reale 1895 il Tiro a Segno venne assegnato al Ministero dell’interno e qualche tempo dopo ritornò alle dipendenze del Ministero della Guerra.
Da allora le Società proseguirono con normale andamento fin quasi ai presenti giorni.

Oggi si constata una grande rilassatezza dovuta sopratutto al sorgere di nuovi sport verso i quali accorre la gioventù desiosa di emozioni, alla diminuzione del tradizionale senso di familiarità fra singoli tiratori, al troppo elevato prezzo delle cartucce, alle grandi spese che devono sostenere quei tiratori che intendono di partecipare a gare di tiro, fuori del loro ambiente, al scarso appoggio che alla Istituzione di Tiro a Segno danno molti giornali quotidiani e periodici, alla (quasi completa mancanza di aiuti finanziari da parte dei vari Enti pubblici e privati moltissimi dei quali come succede per la suddetta stampa - mostrano di anteporre al Tiro a Segno sport sorpassati e sport antiestetici, triviali, alcuni dei quali denotanti una vera e propria brutalità degli istinti.

Ora è da augurarsi che l'interessamento per il Tiro a Segno – primissimo fra tutti gli sport e fra tutti il più ideale per lo scopo a cui mira - abbia a rifiorire ed a richiamare su di sé l'attenzione e la buona volontà del pubblico, della stampa e dei vari Enti, onde sempre più i cittadini abbiano ad addestrarsi nel maneggio delle armi, e a lasciar partire quell'infallibile colpo che oggi costituisce solo una soddisfazione sportiva, ma che domani, all'occorrenza, freddando il nemico che osasse calpestare il sacro suolo della Patria, renderebbe il tiratore di questa, difensore benemerito.
E' per questo che, più bello, più patriottico, più ammirabile di tutti si afferma e si eleva lo sport del Tiro a Segno.

Se è vero che la Patria nostra mira a vivere in pace nella sua conquistata, gloria, è bene che questa ci venga venga assicurata tenendoci pronti ad ogni evento. «Si vis pacem, para bellum ». Detto vecchissimo ma sempre giusto, sempre d'attualità e sempre da meditarsi. L'ultima grande guerra va allontanandosi. nei ricordi e negli effetti e per questo appunto bisogna tendere a mettere a profitto ciò che la stessa ha posto in chiara evidenza. La pace non ha per nulla eliminato la.possibilità di nuove guerre e quindi l'istituzione del Tiro a Segno che altro non è che una appendice dell'Esercito, va sostenuta, alimentata, propagandata. Attualmente il Tiro a Segno Nazionale trae il suo più grande impulso di vita dai « tiratori » cioè dagli appartenenti al " reparto libero”.
Presso il Ministero della Guerra da moltissimi anni è stata istituita la Divisione del Tiro a Segno la quale regola e disciplina dotta istituzione ed ha, per suo massimo reggitore il Commendatore Pollio Salinbeni mirabile apostolo del Tiro a Segno.

In ogni provincia vi sono le Direzioni di Tiro presiedute dai Prefetti e gli ispettorati.
I poligoni sono gestiti dai Sodalizi di tiro del luogo - Attualmente le Società di Tiro a Segno sono rette o da un Consiglio eletto dai Soci o da un Commissario straordinario.
I Presidenti dei Consigli ed i Commissari sono responsabili dell'andamento dei poligoni e dei Sodalizi presso le superiori Autorità.

Il reparto libero, è retto dall’Unione Italiana di Tiro a Segno della quale è Presidente S. E.
Augusto Turati. Una recente statistica ufficiale (30 Marzo c. a.) presenta il seguente quadro dello forze del Tiro a Segno Nazionale:

- Società funzionanti 621
- Soci iscritti: “Reparto libero” 56.726>
- Reparto Scuole 68.566
- Reparto Milizia “ 99.963 Totale generale Soci N. 225.255
- Non sono comprese in detto quadro le Società delle provincie di Fiume, Frosinone, Pola, Sassari ed altre poche, perchè ancora non hanno presentato al Ministero i relativi elenchi.

Documento realizzato nell' anno 2006.